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Vivere nel territorio

arte

 

Del 1400 la palazzina veneta dei Sambonifacio in stile veneziano. E' del 1100 il campanile romanico della parrocchiale di S. Bartolomeo Apostolo, che conserva un dipinto di Palma il Giovane. A poca distanza, una antica dimora patrizia fatta costruire da Viero Panziera; della fine del '700 la chiesa privata dedicata a S.Anna.

enogastronomia

Risotto col 'tastasal', risotto col culatello, gnocchi col lardo, gnocchi con zucchero e cannella, 'paparoti', minestra con pasta a listarelle fatta in casa, carni lesse con la 'pearà' e con il 'cren', fagioli borlotti; fra i dolci, sfogliatine, 'rufioi', 'fritole', 'fighi in pocio', 'trescian'. Fra i vini, merlot, 'grinto' e la 'graspia'.

folklore

Molte sono le iniziative programmate nell'arco di un anno nel capoluogo e nelle due frazioni di Carpi e Spinimbecco. La prima domenica di gennaio, concerto di Natale in chiesa. A metà quaresima grande "Carnevale Bortoloto"; ad aprile "Fiori in Villa". A Carpi, sagra di S.Margherita il 20 luglio. Estate in Villa Ghedini, spettacoli per giovani emergenti organizzati dalla Pro Loco nell'ultima decade di luglio. A Spininbecco, sagra dell'Assunta il 15 agosto e il 24 dello stesso mese, sagra di S.Bartolomeo a Villa Bartolomea, dove la prima domenica di ottobre si celebra la festa della Madonna del Rosario. A metà dicembre, "La stella", con i ragazzi del paese che cantano brani natalizi. Giovedi, mercato.

itinerari

La partenza è prevista dall'argine dell'Adige dove un tempo esisteva un porto ed oggi, grazie a sovvenzioni europee, si sta completando un itinerario turistico in bicicletta. A poca distanza è visibile un'imponente quanto antica palazzina in stile gotico-veneziano del XV secolo, dimora dei conti di Sambonifacio, ricca e potente famiglia che, su Villa ebbe per secoli supremazia. L'edificio fu ristrutturato nel 1935 e arricchito di una torre quadrangolare. Di fronte, sorge Villa Sambonifacio, costruzione imponente e prestigiosa realizzata nei primi anni del Novecento e circondata da un grande parco all'interno del quale ha trovato dislocazione la Colonna della Giustizia, testimonianza del potere esercitato per secoli da questa potente famiglia.

fotoA pochi passi si trova la Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Bartolomeo, grande e maestosa, costruita tra il 1841 e il 1855, in stile rinascimentale, su progetto dell' architetto Cerini. La facciata è dominata da un vasto pronao a quattro colonne con capitelli ionici. Nelle vicinanze sono presenti pure l'abside quadrata e il campanile della chiesa romanica del XII-XIII secolo, unico segno dell'antica parrocchiale. Adiacente alla chiesa, si trova il Centro Parrocchiale. Restaurato da circa una decina d'anni, rappresenta la memoria storica di un antico edificio di sicuro del secolo scorso ma forse, anche più antico.

Si prosegue, quindi, lungo il Corso principale del paese, chiamato Corso Arnaldo Fraccaroli in memoria di un illustre concittadino. Degni di essere ricordati, oltre ad alcuni edifici privati, l'ex Scuola di Musica, in stile neoclassico, fatta costruire alla fine dell'Ottocento dal conte Milione di Sambonifacio e utilizzata come Banda musicale, un'istituzione musicale che, nel secolo scorso, acquisì grandi meriti sia in Provincia che in Regione partecipando a numerosi concorsi bandistici. A poca distanza, il Teatro. Sociale, realizzato nel 1913 e decorato in stile liberty da un prigioniero di guerra boemo, certo Joseph Pikora di Manchersten.

Altro maestoso edificio, sede anche di un ospedale militare in periodo di guerra, è il polo scolastico costruito negli anni 1913-14, su progetto dell'ing, Raffaello De Marchi. Nella parte anteriore i giardini che, oltre ai giochi, ospitano il monumento ai Caduti, opera del Veneziani (1923), e quello ai Granatieri inaugurato nel 1983. Sempre sullo stesso lato, di fronte all'antico corso d'acqua che divideva in due il corso principale del paese, il Municipio realizzato negli anni 1878-79, sul progetto dell'ingegner Giuseppe Scolari.

A poche decine di metri, la casa di riposo Maria Gasparini, una latro edificio di grande interesse per il paese. Di fronte, l'oratorio di Sant'Anna e Villa Ghedini, caratteristica dimora padronale della settecento, con annesse dipendenze, parco, barchesse e ampia "giazara" oltre all'Oratorio dedicato a Sant'Anna costruito proprio in quegli anni. Al suo interno, oltre ad un affresco nel soffitto ed una preziosa pala d'altare, un reliquiario con oltre 500 reliquie e un altare privilegiato. L'intero complesso è stato donato dalla famiglia Ghedini nel 1985, all'amminsitrazione comunale che ne sta facendo centro culturale e sociale per l'intero paese.

La visita prosegue poi verso "fondo Villa" dove le vie strette ed allineate danno all'intero paese un complesso unico nel suo genere. La valle racchiude ancora oggi molte testimonianze dei resti delle antiche civiltà mentre nelle ex scuole elementari di San Zeno in Valle, ha trovato sistemazione una mostra della civiltà contadina. Nella frazione di Spinimbecco è interessante visitare la Chiesa dedicata a Santa Maria Assunta, costruita tra il 1815 e il 1836; di fronte il campanile della vecchia parrocchiale. A poca distanza è da ricordare la Pila, importante opificio costruito nel 1733 sullo scolo Cagliara, al centro di un complesso di costruzioni utilizzate di utilizzate in parte come abitazioni e in parte come magazzini per la raccolta e la lavorazione del riso, Nell'altra frazione di Carpi, un tempo anche sede municipale, si può visitare la parrocchiale, dedicata a Santa Margherita e costruita tra il 1856 e il 1864 in stile neoclassico. A disegnarla, l'architetto Benedetto Ferrari di Legnago il quale ideò una singolare facciata con due torrette laterali. Di fianco svetta il campanile voluto dal parroco Don Quirino Maestrello ed eretto circa cinquant'anni dopo la parrocchiale.

storia

Risalgono all'età del bronzo i primi insediamenti umani rinvenuti nel territorio comunale. Nel 1968 in località Franzine Nuove venne portata alla luce una vasta necropoli dell'Età del bronzo (XIII - XII a.C.); un ritrovamento di grande importanza tra i meglio conservati dell'epoca con centinaia di tombe allineate e suddivise in distinti livelli. Il rito funebre con cui venivano sepolti i defunti, rileva una tecnica mista e cioè ad inumazione e a cremazione. Interessante pure il villaggio arginato portato alla luce in località Fabbrica dei Soci mentre è recente la scoperta di un nuovo sito archeologico in località Lovara a Spinimbecco. E' probabile, pure, la presenza degli Etruschi, mentre resti di fortificazioni e di centri agricoli, mosaici e le tracce della strada consolare "Aemilia-Altinate" testimoniano una forte presenza romana. Dei secoli successivi, in epoche sia precedenti che posteriori alla diffusione del cristianesimo (II a.C. - V d.C.), numerosi furono i ritrovamenti di epoca romana sia di tipo militare che di tipo civile in "domus" situate nei pressi della via Altinate. Preziosi, al riguardo, i mosaici e i reperti rinvenuti in località Venezia Nuova, Franzine, Massaua ora conservati al museo Fioroni di Legnago. Fiorente pure la lavorazione di laterizi che portarono le relative fornaci ad altissimi livelli qualitativi tanto che alcune di esse, si permisero di marchiare i propri "pezzi". L'esempio più concreto è la presenza di una fornace che operava nei pressi di Spinimbecco chiamata "Q.Orestis" e i cui lavori sono stati riportati alla luce di recente.

Nel 589 si registra uno dei numerosi e rovinosi allagamenti del fiume Adige (rotta della Cucca) che modifica l'andamento del corso d'acqua trasformando la campagna in zona paludosa. Il nome del paese è citato per la prima volta alla fine 800, in un atto di donazione siglato da Berengario e Adalberto in favore del monastero di Vangadizza. Nello stesso periodo, una piena del fiume travolge Spininbecco, l' antico nucleo da cui sarebbe nato il comune. Intorno al mille si strappano alla palude le "Terre alte", dove sorgono alcuni villaggi anche grazie all'intervento dei Benedettini. La Serenìssima dona nel 1405 la frazione di Carpi al capitano di ventura Luigi Dal Verme e concede in feudo Villa a Ottobono Terzi. Mentre i beni del primo vengono confiscati e venduti ai Barbarigo, la proprietà del secondo passa prima alla moglie e poi al suo secondo marito della famiglia dei Sanbonifacio che determinano per secoli il destino di Villa Bartolomea. Nonostante la lunga lotta per la bonifica delle terre, conclusasi con l'impiego delle moderne idrovore, fame e emigrazione segnano la storia contadina del paese, annesso all'Italia nel 1866, fino alla conclusione della seconda guerra mondiale.